sabato 2 maggio 2026

003) [Fotografia] Gli automatismi hanno migliorato o peggiorato la fotografia?

 

Il titolo è spudoratamente rubato al post di Luigi Ottogalli su Youtube dove si fa chiamare con il nickname di "Old photographer", persona che reputo uno dei migliori critici, storici, ma soprattutto teorici della Fotografia in Italia.

Quella di Luigi è una domanda interessante e di non immediata risposta, anche se, apparentemente, sembrerebbe il contrairo.

Va specificato innanzitutto che lo stesso Luigi esclude dal discorso sugli automatismi in fotografia quei fotografi, diciamo così, occasionali, quelli che fanno foto ricordo di parenti, amici o di vacanza.

Il primo suo video che avevo visto, in mattinata, era uno short che anticipava la domanda e rimandava l'approfondimento e la risposta al video completo sul suo canale. Purtroppo per motivi di lavoro ho potuto vedere il video solo nel primo pomeriggio, ma nel frattempo la domanda mi rimbalzava in testa e fremevo di terminare subito quello che stavo facendo per dire la mia in merito. Quando poi ho visto il video lungo, mi sono reso conto che quanto avevo da dire in merito era esattamente quello che aveva detto Luigi.

Gli automatismi non fanno bene alla fotografia, ma...

Se scattiamo una foto con una qualsiasi fotocamera, reflex, mirrorless, compatta o la fotocamera dello smartphone e la impostiamo sul full auto, lasciando cioè alla macchina la scelta di tutte le impostazioni, non stiamo scattando una foto, ma stiamo creando un'immagine, anche se prodotta da un mezzo pensato per scattare foto, della quale non controlliamo nulla, se non l'inquadratura. Si dirà: in fotografia l'inquadratura è tutto! No, è l'elemento sensibile, ma non è tutto.

L'inquadratua o, meglio, il soggetto dell'inquadratura è il motivo scatenante della foto, l'elemento intorno al quale il fotografo costruisce un paesaggio davanti, ai lati e dietro di esso. Lo fa manipolando la luce attraverso una serie di impostazioni della macchina: l'apertura del diaframma, la profondità di campo, la velocità di scatto, la quantità di ASA/ISO, la messa a fuoco. Il risultato è la fotografia del soggetto in un brano di paesaggio con una determinata luce e nitidezza. È però solo una delle infinite possibilità di ritrarre quel soggetto. Il fotografo potrebbe scegliere di enfatizzare un elemento secondario dell'inquadratura piuttosto che un altro. Potrebbe giocare con le ombre sul soggetto, potrebbe sovraesporre o sottoesporre la scena, potrebbe cercare delle assonanze con i colori intorno o potrebbe scattare in B/N. 

Tutto quanto detto è possibile realizzarlo anche utilizzando degli automatismi, se non proprio impostando la macchina in full auto, ma chi sarebbe l'autore di quella foto? Quanta libertà ha avuto il fotografo nell'impostare la scena e l'inquadratura secondo la sua visione "artistica"? Quanto il fotografo ha accettato supinamente le "decisionI" della fotocamera? Poco se non nulla.

Questo non vuol dire che gli automatismi in fotografia sono vietati o alterano sempre la creatività del fotografo. Lo sviluppo tecnologico ha fornito ai fotografi possibilità impensabili già solo vent'anni fa. Basti pensare a quei generi fotografici nei quali la velocità o l'estrema lentezza sono alla base della fotografia stessa come le foto agli animali, ma anche alla vegetazione quando si vuole bloccare il movimento delle foglie, gli sport in generale in particolare quelli motoristici e il ciclismo. In questi casi certi automatismi possono ritornare utili (le priorità di diaframmi o di tempi). E ancora la stabilizzazione in macchina o nell'obiettivo quando si usano focali zoom o tele a mano e non su cavalletto, oppure ancora l'autofocus che può risultare utilissimo in quegli ambiti nei quali la luce solare rende difficile leggere il display (nelle mirrorless o in live view sulle reflex) oppure quando la vista del fotografo è prossima a quella della talpa. Ma determinati automatismi possono risultare utili anche quando c'è urgenza di catturare una scena in rapido mutamento come nel caso, ad esempio, del fotogiornalismo. Ed è in questi casi che il fotografo può scegliere in maniera critica la modalità di scatto! Si immagini, però, la celeberrima foto del soldato americano che sbarca ad Omaha il 6 giugno 1944 di Robert Capa scattata impostando la "Priorità di tempi" (se fosse esistita): sarebbe stata la stessa cosa? Assolutamente no!

Volendo riassumere in poche frasi il concetto si può dire che gli automatismi possono essere usati dal fotografo, ma non devono esserlo per forza. Per essere gli autori veri della fotografia è necessario entrare direttamente nell'inquadratura e impostare scena e ripresa secondo la propria idea artistica. Questo può essere fatto esclusivamente con impostazioni (quasi esclusivamente) manuali.

Image by Agata Slonka from Pixabay