"Gli uomini chiudono la propria porta contro il sole che tramonta." (attribuita a William Shakespeare)
La foto si intitola semplicemente "Sunset" (Tramonto) e ha una genesi particolare.
È stata scattata il 14 dicembre 2021. Quel giorno, per lavoro, mi ero recato a Mondragone, cittadina costiera distante una cinquantina di chilometri da Caserta, quasi un'ora di auto ed ero stato impegnato per tutta la mattinata e per il primo pomeriggio. Aveva piovuto per due giorni di seguito e le campagne tra Caserta e Mondragone erano in gran parte allagate, ma l'impegno lavorativo era inderogabile e quindi partii lo stesso.
Quanto scrivo è in parziale contraddizione con il precedente post sugli automatismi in fotrografia, ma ne voglio descrivere ugualmente le motivazioni.
Era stata una giornata di lavoro abbastanza pesante che mi aveva impegnato anima e corpo dalle 8 di mattina alle 16:30 del pomeriggio. La mattinata era stata bellssima, piena di sole e senza neanche una nuvola, in piena contraddizion con il temporale della notte e i due giorni consecutivi di pioggia continua.
Mentre facevo l'analisi dei fatti del giorno, notai che il sole si era abbassato di molto e decisi di fare una foto. Così, in un tratto rettilineo affiancato dalla campagna rallentai, accostai e mi fermai davanti ad un gruppetto cannucce di palude, estrassi lo smartphone (all'epoca quello avevo per le foto), composi l'immagine inserendo l'erba alta in primo piano, l'acqua come protagonista, la siepe nera sullo sfondo, il sole del tramonto come luce principale e toccai la parte dell'acqua sul display del telefono per attivare l'autofocus su quella zona. Scattai quattro foto in rapida successione. Rimasi ad osservare la scena davanti ai miei occhi per alcuni secondi, poi ingranai la marcia e me ne andai. Tutta l'operazone, tra fermarmi, scattare e ripartire, non durò neanche un minuto.
Decisi di fare quella foto non solo perché il tramonto è l'argomento principe dei fotografi dilettanti, né perché quel tramonto era particolarmente suggestivo, ma perché quella porzione di paesaggio recava con sé impressioni più profonde: la giornata, per me pesante che finisce, il sole che rasserena il cielo dopo due giorni di nubifragi, due entità fisiche, il sole e il sottoscritto, stavano guadagnandosi il meritato riposto. Fu come se in quel momento ci stessimo salutando a vicenda, il sole che ci aveva consentito di lavorare all'asciutto e il sottoscritto stremato, ma soddisfatto dell'andamento della giornata (avevo supervisionato lo scaricamento una TAC da una tonnellata e mezza da un camion e fatta entrare da una porta alta appena per farcela passare con movimenti millimetrici del carrellista: due ore solo per passare da fuori a dentro e fare solo un paio di metri...).
Ma c'è di più. Nel comporre la foto ho cercato di trasmettere il sentimento che provavo al momento e per fare questo ho cerecato nell'inquadratura tutti gli elementi che avvaloravano la mia ricerca: l'erba lievemente mossa dal vento, la calma dell'acqua, il buio della siepe e il sole che illumina gli ultimi momenti di veglia della natura. Le luci calde, caldissime, i colori arancio, rosso e nero.
Conosco bene quel posto e so che normalmente è un pascolo per le bufale di un vicino allevamento (siamo in terra di mozzarella!), prato fiorito effimero, tormentato dagli zoccoli di quelle bestie, acquitrino dopo le piogge. Ma quella sera si era trasformato in qualcos'altro, aveva dato fondo a tutta la sua bellezza latente che, passandoci quella mattina, non avevo notato alla luce del giorno. O, meglio, al tramonto avevo visto qualcos'altro perché avevo guardato diversamente quell'angolo di mondo, cercandone l'essenza e tramutandola in immagine fotografica.
Era necessario che facessi quella foto quella sera perché avvertivo che l'immagine premeva per uscire allo scoperto. Ho utilizzato degli automatismi, è vero, ma l'immagine che vedevo sullo schermo dello smartphone era l'immagine che vedevo io nella mia mente e catturava l'essenza del paesaggio che avevo inquadrato. Fu proprio per questi sentimenti che decisi che dovevo cominciare a fare fotografie sul serio e non potevo più permettermi di procrastinare la cosa. Così acquistai la mia reflex entry-level... tre anni dopo.
Chiudo con un pensiero non mio che riassume tutto il post:
Splendore del giorno concluso, che mi sollevi e mi colmi,
ora profetica, ora che il passato riadduci!
E mi gonfi la gola, te, divino egualitarissimo,
voi, terra e vita finché brilli l’ultimo raggio, io canto.
(Walt Whitman, da Canto al tramonto)

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