Architettura e (anche) Fotografia vs. Fotografia e (anche) Architettura
martedì 24 febbraio 2009
Laboratorio di progettazione: le residenze...
Ho cominciato, nel secondo trimestre, il laboratorio di progettazione architettonica e urbana. Il tema di quest'anno è la progettazione o la riprogettazione di cortine edilizie su un'area di nostra scelta (periferia degradata, centro storico, ecc.). Al primo anno ho progettato una casa unifamiliare, al secondo delle residenze per abitazioni e per studenti con "intrusione" di esercizi commerciali (facoltativo), al terzo anno altre residenze, benché maggiormente inserite in un contesto urbano esistente... E' rimasto un altro anno soltanto, il quarto, per un laboratorio di progettazione di un edificio pubblico, poi resta la tesi di laurea... So che è impossibile trattare tutte le varietà e le variabili che un edificio pubblico comporta, ma quanto meno studiare un approccio per la progettazione di edifici destinati non a residenza che so, il municipio per un piccolo comune, una teatro, una biblioteca, un museo, la riprogettazione di un edificio storico o degradato ai fini espositivi o museali, una stazione ferroviaria, un albergo, un edificio per un Ente pubblico... Ho paura che da grande saprò progettare solo case...
martedì 20 gennaio 2009
Grandi nomi
Spesso in televisione, sulle riviste specializzate, nei libri di storia dell'architettura, si parla dei grandi nomi, i progettisti illuminati di nuove architetture, mentre è lasciato colpevolmente in secondo piano il "mondo" del restauro architettonico nel quale l'Italia è sicuramente all'avanguardia nel mondo. Nomi come Boito, Giovannoni, Pane, Brandi, ma anche Albini, non compaiono nella storia "ufficiale" anche se le loro opere o le loro teorie rappresentano oggi l'ortodossia del restauro e soprattutto quella storia non dice che molte delle opere classiche, medievali e moderne che si studiano sono il risultato di un restauro, falsando di fatto la stessa storia. Un peccato ed un grave errore. Oggi non potrò più guardare al Monastero di Santa Chiara, al Castello Sforzesco, alla Basilica di Sant'Ambrogio senza pensare alle "mani" che vi hanno operato ed alle modifiche che vi hanno apportato, elegantemente taciute, anzi implicitamente tacciate per autentiche dal poco accorto storico.
mercoledì 10 dicembre 2008
Niente di nuovo
Ci sono ancora, solo che sono impegnato con lo studio. Oltre al corso di Rilievo dell'Architettura e dell'Ambiente, sto seguendo con molto interesse, più di quanti immaginassi in precedenza, il corso di Storia e Tecnica del Restauro. Non avrei mai immaginato quanto questo corso del quale conoscevo già le finalità, potesse allargare in maniera così sensibile il mio sguardo verso l'architettura del passato ed attraverso di essa, quella del presente. Per me, quello di restauro, è uno dei corsi più formativi per la mia carriera studentesca ed in futuro, professionale. L'anno prossimo ci sarà il laboratorio di restauro e, date le premesse e dato lo stesso professore, credo che sarà ugualmente interessante da seguire.
giovedì 30 ottobre 2008
"Edifici strani"
Posto il link ad un video che ho scovato su Youtube di paolo499 dedicato agli edifici strani. Oltre ai "classici" che "si trovano su tutti i libri di storia" ce ne sono alcuni veramente incredibili. Non so se sia architettura decostruttivista propriamente detta e, di conseguenza, se sia ascrivibile all'architettura in quanto tale, ma quel che è certo è che la fantasia non manca, anzi, i software di modellazione sono sempre più a buon mercato...
Video "Edifici strani"
.
Video "Edifici strani"
.
giovedì 18 settembre 2008
Piccoli gesti
Stamattina ho ricordato un gesto che fece Paolo Portoghesi, dopo una conferenza sui suoi lavori organizzata dalla nostra Facoltà per il giorno 24 novembre del 2006, e che all'epoca, destò in me, studente del primo anno, molta curiosità. Dopo averci illustrato i suoi lavori in Aula Magna e l'ispirazione venutagli dai cerchi concentrici che forma un sassolino lanciato in uno stagno, divenuti poi tema dominante nelle sue opere, il gruppo con Portoghesi, la preside ed il Consiglio di Facoltà, uscì dall'aula e percorse il corridoio che la separa dall'atrio scale per raggiungere, al piano sottostante, la presidenza. Dietro di loro eravamo soltanto io ed un mio collega: volevamo porre una domanda a Portoghesi circa il metodo, per così dire migliore, di cercare ispirazione nella natura e nel mondo che ci circonda e perciò lo "inseguimmo" per cercare il momento più opportuno per farlo. Eravamo giunti sul pianerottolo dello scalone principale, quando Portoghesi appoggiò la mano al corrimano in ferro battuto, di manifattura seicentesca, per scendere le scale. Un semplice gesto: si arrestò un attimo prima di cominciare a scendere, forse il tatto gli suggerì qualcosa che gli fece voltare lo sguardo verso il parapetto, sollevò la mano come per scoprire cosa avesse nascosto il suo arto, mentre lo sguardo correva su e giù lungo la ringhiera di profili giuntati con borchie e semplici volute a spirale e le dita toccavano il ferro come se volessero sentire meglio le irregolarità del materiale forgiato a mano. Io ed il collega ci guardammo meravigliati da quel semplice gesto che in un attimo ci fece riflettere su quante impressioni inaspettate ed assolutamente casuali (tipo "la pallottola di carta" di Frank Gehry) debba essere soggetto un architetto e di come sia importante che queste esperienze vengano archiviate nella sua memoria visiva per farne un bagaglio culturale sul quale fondare solide basi per lo sviluppo di opere architettoniche e di design. Il tutto si risolse in pochi attimi, poco meno di una decina di secondi, ma la considero la mia prima vera esperienza formativa.
Per la cronaca: la meraviglia per quel gesto, spense in noi il desiderio di porre quella domanda perché in quell'istante c'erano già state date tutte le risposte.
Per la cronaca: la meraviglia per quel gesto, spense in noi il desiderio di porre quella domanda perché in quell'istante c'erano già state date tutte le risposte.
mercoledì 27 agosto 2008
MVRDV: sopraelevazione di alto livello...
Per la sopraelevazione di un fabbricato esistente, MVRDV si è inventato una nuova tipologia di scala a chiocciola. Il progetto è visibile sia sul loro sito che su Materialicio.us. La traduzione dell'articolo su quest'ultimo sito è la seguente:
Non c'è che dire: un altro insegnamento da tener ben presente
"MVRDV costruisce questa stravolgente sopraelevazione per una famiglia che vive al di sopra del proprio atelier: le pareti del parapetto con le forature circondano una serie di moderne "case" con tetto a doppio spiovente (in realtà camere da letto) sistemate in maniera che una serie di piazze, strade e vialetti, completi di alberi, panchine, tavoli ed espositori a cielo aperto, creino l'illusione di un mini-villaggio sul tetto dell'edificio. Il rivestimento di colore blu-cielo è poliuretano. Lasciate che MVRDV pieghi l'architettura secondo i loro canoni... Sono piacevolmente stupito."La scala, l'elemento secondo me più caratteristico di un intero progetto già prepotentemente caratteristico di per se, è formata da una doppia rampa che scende da un cilindro, ma non tocca terra, come fosse sospesa nell'aria e non facente parte dell'abitazione. Del resto le camere costruite sul tetto spezzano la continuità del costruito come fossero appoggiate momentaneamente, in una precarietà abitativa.
Non c'è che dire: un altro insegnamento da tener ben presente
giovedì 3 luglio 2008
Disegno dell'Architettura
Sto svolgendo il tirocinio obbligatorio del secondo anno presso l'Archivio di Stato di Caserta, con il compito di recuperare le cartografie di ponti eventualmente presenti nel fondo "Amministrazione Provinciale di Caserta". Essendo il fondo molto vasto (16.000 volumi...), la ricerca è stata inquadrata nel periodo post-unitario fino ai primi anni del '900 senza la sicurezza di saturare il periodo.
Di primo acchito, il tema del tirocinio non sembra concernere quella che sarà la professione di Architetto. In realtà, il disegno ed il ridisegno dell'Architettura sono il bagaglio principale, il pilastro portante dell'intera professione. L'avere a che fare con disegni artistici e tecnici di livello qualitativo altissimo, hanno allargato il mio orizzonte nella sfera della rappresentazione. In mancanza di qualsiasi tipo di riproduzione meccanica del vero (fotografia), il disegno artistico e lo schizzo dal vero, erano gli unici elementi che consentivano al progettista di ideare la sua opera ed inserirla nell'ambiente. Di alcuni progetti si parla addirittura di "progetto artistico". E tali sono! Un semplice ponte ad archi policentrici, il ponte sul fiume Rapido fra San Germano ed Atina disegnato a mano in scala in maniera minuziosa fin nei minimi dettagli, colorato con acquerelli e con le sfumature necessarie a dare l'idea di profondità, di sporgenze, di incavi, di curve, diventa un prodotto artistico che potrebbe avere vita propria al di fuori del mero progetto architettonico.
Mi convinco ogni giorno di più che la cura che necessariamente si doveva usare all'epoca, oggi sia completamente sparita nella falsa convinzione che il computer possa sostituire in toto la mano dell'uomo: nulla di più falso! Un buon rendering come si chiama oggi, parte prima dalla mente del suo ideatore, attraversa le spalle, il braccio e la mano, prima di andare a finire sullo schermo del computer sotto forma di pixel di svariati colori.
Di primo acchito, il tema del tirocinio non sembra concernere quella che sarà la professione di Architetto. In realtà, il disegno ed il ridisegno dell'Architettura sono il bagaglio principale, il pilastro portante dell'intera professione. L'avere a che fare con disegni artistici e tecnici di livello qualitativo altissimo, hanno allargato il mio orizzonte nella sfera della rappresentazione. In mancanza di qualsiasi tipo di riproduzione meccanica del vero (fotografia), il disegno artistico e lo schizzo dal vero, erano gli unici elementi che consentivano al progettista di ideare la sua opera ed inserirla nell'ambiente. Di alcuni progetti si parla addirittura di "progetto artistico". E tali sono! Un semplice ponte ad archi policentrici, il ponte sul fiume Rapido fra San Germano ed Atina disegnato a mano in scala in maniera minuziosa fin nei minimi dettagli, colorato con acquerelli e con le sfumature necessarie a dare l'idea di profondità, di sporgenze, di incavi, di curve, diventa un prodotto artistico che potrebbe avere vita propria al di fuori del mero progetto architettonico.
Mi convinco ogni giorno di più che la cura che necessariamente si doveva usare all'epoca, oggi sia completamente sparita nella falsa convinzione che il computer possa sostituire in toto la mano dell'uomo: nulla di più falso! Un buon rendering come si chiama oggi, parte prima dalla mente del suo ideatore, attraversa le spalle, il braccio e la mano, prima di andare a finire sullo schermo del computer sotto forma di pixel di svariati colori.
Iscriviti a:
Post (Atom)