mercoledì 15 luglio 2026

007) [Fotografia] Preset. Ma anche no!

 

Presets
Image by Alexander Pahn from Pixabay
Dico subito che non sono totalmente contrario ai preset, sono contrario o, quanto meno, mi troverei a disagio ad utilizzare preset creati da altri. Questo per un motivo molto semplice: nessuno può conoscere meglio di me (in generale del suo Autore) i caratteri artistici che voglio dare alla mia foto o alla mia immagine e, per estensione, al mio video, ecc. L'utilizzo di preset di altri portano come risultato inevitabile ad utilizzare le sue scelte creative: la foto finale sarebbe "nello stile di" e non "mia".
L'utilizzo dei preset è comunque molto comodo quando si elaborano un certo numero di immagini per le quali è necessario settare le stesse impostazioni di base, ad esempio nel caso di foto fatte allo stesso oggetto in uno stesso set fotografico. Oppure, ad esempio, quando si elaborano immagini scansionate, magari per operare un restauro o una riproduzione digitale ed è necessario impostare la stessa luminostà o effettuare la stessa deretinatura. Questo processo velocizza il fluso di lavoro e non di poco.
Tutti i software di elaborazione immagini e manipolazione dei file RAW consentono di impostare un preset attraverso la registrazione di una serie di operazioni effettuate su una (o più) foto e diventa utile per il fotografo averle a disposizione, ma anche in questi casi i preset personali potrebbero non essere applicabili alle foto che si stanno elaborando perché le impostazioni pre-registrate cozzano con le scelte artistiche che si vogliono dare alle elaborazioni corso.
La differenza tra un preset di altri e uno personale è che in quest'ultimo caso autore della foto e autore delle impostazioni sono la stessa persona e, per questo motivo, la modifica del preset è più immediata quando non propriio un'affinatura perché la base "stilistica" delle scelte artistiche è frutto dello stesso autore. Ciò non toglie che è possibile utilizzare un preset di altri come base dalla quale partire per le proprie elaborazioni, tenendo però sempre presente il rischio di ottenere una foto completamente diversa da quella scattata, sforando nella vera e propria creazione di un'immagine nuova.
Insomma, alla base del discorso c'è sempre l'autorialità della foto che può essere messa in discussione dall'utilizzo di un preset troppo invasivo, sia esso personale o di terzi. Questo non vuol dire che chi li realizza e li mette a disposizione di tutti, gratuitamente o a pagamento, stia commettendo un delitto contro la fotografia, anzi, come ho appena detto, possono essere utili come base di partenza. Bisogna sempre ricordare che oltre alla fotografia vera e propria esiste la grafica soprattutto pubblicitaria che potrebbe aver bisogno di un certo tipo di impostazioni e sicuramente utilizza più o meno canonicamente un certo stile delle immagini. In questo caso i preset che velocizzano il flusso di lavoro sono fondamentali. Va anche ricordato, infine che, non esistono solo fotografi professionisti o amatoriali, ma anche fotografi estemporanei ai quali potrebbe piacere avere un'immagine finale "nello stile di".
In definitiva: più che "Preset. Ma anche no!" è più opportuno "Preset. Sì, ma con moderazione"

giovedì 9 luglio 2026

006) [Fotografia] Generi fotografici

Un genere fotografico è una categoria o classificazione in cui vengono raggruppate le fotografie in base a caratteristiche comuni. Proprio come avviene nella letteratura o nel cinema, i generi servono a mettere ordine nel vasto mondo della fotografia, definendo il linguaggio e le regole non scritte di un’immagine.

Queste categorie vengono definite basandosi principalmente su tre elementi:

  • Il Soggetto: cosa viene inquadrato (persone, animali, architettura, oggetti inanimati).
  • Lo Scopo: il motivo per cui l’immagine è stata creata (informare, vendere, esprimere un concetto artistico, ricordare).
  • La Tecnica o lo Stile: il modo in cui la foto viene realizzata (ad esempio, la fotografia subacquea o la macrofotografia richiedono attrezzature e approcci specifici).
Esistono decine di generi e sottogeneri che potrebbero essere definiti anche "macrogeneri" perché in essi possono convivere più generi. I principali includono:

  • Ritratto: si concentra sulla figura umana, cercando di catturare l’espressione, la personalità o lo stato d’animo del soggetto.
  • Paesaggio: dedicato alla rappresentazione di spazi naturali (montagne, mari, foreste) o urbani (cityscape), spesso focalizzato sull’interazione tra luce e ambiente.
  • Reportage (o Fotogiornalismo): ha uno scopo documentaristico e narrativo. Racconta una storia, un evento di cronaca o una tematica sociale senza alterare o mettere in posa la scena.
  • Street Photography (Fotografia di strada): cattura momenti spontanei, coincidenze visive e scene di vita quotidiana all’interno di spazi pubblici.
  • Natura morta (Still Life): la fotografia di oggetti inanimati. È fondamentale nella fotografia commerciale e pubblicitaria, dove il controllo totale delle luci e della composizione è essenziale.
  • Macrofotografia: la ripresa di soggetti molto piccoli (come insetti o dettagli di fiori) tramite obiettivi speciali che permettono un rapporto di ingrandimento elevato.
A questi generi, cui afferiscono le cosiddette "foto autoriali1" (o artistiche), aggiungo un genere che ha un autore, ma non possiede valenze artistiche e che io definisco "Fotografia tecnica", vale a dire quel genere, o forse sarebbe meglio definire "tipo" di fotografia, che ha come unico scopo quello di documentare un fatto, un processo o un risultato nel modo più oggettivo e inequivocabile possibile (in un post successivo approfondirò l'argomento). 
Mi riferisco alle foto realizzate per documentare l'andamento di un cantiere, di un processo industriale, gli esiti di un incidente meccanico o stradale, i comportamenti di un sospetto nel caso di pedinamenti delle FF.OO. In questi casi la fotografia è il risultato esclusivamente di tecnica fotografica e nient'altro, proprio per dare un risultato il più obbiettivo possibile (una foto autoriale o artistica ha in sé la visione del suo autore e quindi non obbiettiva della scena inquadrata). Per questo genere sono utilissimi gli automatismi quando non la realizzazione con lo smartphone per praticità, soprattutto se si tratta di foto di cantiere dove, per la presenza di polvere, potrebbe non essere indicato utilizzare una reflex o una mirrorless, oppure nel caso di operazioni di Polizia dove magari uno smartphone dà "meno nell'occhio" rispetto ad un operatore con una reflex appostato in un'auto civetta dietro ad un albero (basta vedere un episodio a caso del "Commissario Montalbano" o di "Distretto di Polizia"...)
I confini tra i generi non sono rigidi e chiusi e molto spesso si sovrappongono: una foto scattata durante una manifestazione può essere contemporaneamente fotogiornalismo, street photography e ritratto e potrebbe avere anche una residua valenza documentale in caso di incidenti o eventi violenti in genere e quindi essere utilizzata anche come foto tecnica.
Questa classificazione ha un mero scopo didascalico: nella Fotografia, quella autoriale, il genere è sempre il compendio di più sottogeneri, ognuno con le proprie sfaccettature, particolarità e semplificazioni.

NOTE:
1. Ne accenno la definizione nel post precedente

domenica 5 luglio 2026

Architetti, Architettisti e Architettoni

Esistono tre figure professionali tecnico-artistiche-umanistiche: Architetti, Architettisti, Architettoni

Architetti

Sono coloro che praticano il mestiere dell'Architetto secondo le regole non scritte del Metodo: dall'idea, al progetto, alla realizzazione. Sono raccolti in genere in studi piccoli (3-4 persone più eventuali collaboratori) quando non composti da una singola persona che di volta in volta si interfaccia con altri studi singoli. All'interno di questi studi il progetto viene composto punto per punto, dai primi schizzi progettuali, alla conclusione dei lavori, passando per i dialoghi con il cliente, le varie proposte progettuali, la progettazione definitiva, l'inserimento dell'impiantistica, le pratiche urbanistiche e le curatele contrattuali.
Il loro approccio al mestiere è diretto, pratico senza rinunciare alle regole dell'archtettura e ai suoi dogmi, leale con i propri colleghi e collaboratori riconoscoendone ogni volta l'impegno profuso.
Sanno utilizzare gli strumenti informatici messi a disposizione dalla tecnologia corrente e, in ogni caso, sanno ben distribuire le competenze, riconoscendone l'estrema utilità nella progettazione contemporanea. Proprio per questo sono gli unici che conoscono il proprio prodotto fino in fondo.
I contatti con i nuovi clienti avvengono per passaparola, per conoscenza, per bandi di progettazione esecutiva.
Il volume d'affari è medio-basso, ma tutto sommato sufficiente a pagare Inarcassa almeno una rata alla volta.

Architettisti

Sono coloro che praticano il mestiere dell'Architetto facendo chiacchiere e segni strani. Le chiacchiere scaturiscono dalle mille parole a loro necessarie per definire una porta, una finestra, un muro. I gesti strani sono quelli che fanno quando devono spiegare ai loro dipendenti, appartenentei a vari reggimenti di Giannizzeri, come e dove mettere quella llinea sul CAD, ignorando totalmente non solo le modalità d'uso del software, ma proprio l'utilità stessa. 
Sono spesso bravissimi a descrivere la propria idea, ma pessimi nel trasferirla su carta, ancora peggio nel realizzarla. 
Fotografano i loro cantieri con lo smartphone e inorridiscono alle foto professionali "ritoccate" del fotografo professionista pagato in soldoni dal proprio cliente che però ne è contento.
Alcuni sono stati visti progettare con la matita B2 mozzata su un foglio di quaderno e una mano in fronte perché colpiti dalla stessa estasi di Santa Teresa d'Avila.
Conoscono benissimo il loro progetto perché è nato dalla loro mente, ma quello presentato al Comune è diverso perché lo sbalzo di 10 metri per fare atterrare l'elicottero accanto alla piscina è impossibile in zona sismica 2...
I contatti con i nuovi clienti avvengono per passaparola altolocata, al bar fighetto, al locale in, per chiacchiere allo stadio in tribuna numerata vip.
Il loro volume d'affari consente loro di pagare Inarcassa, sottopagare i Giannizzeri e godersi le vacanze in barca a vela.

Architettoni

Sono coloro che sembra pratichino il mestiere dell'Architetto, ma in realtà sono meri mercanti. Il progetto è fatto da qualcun altro perché ne sono comunque incapaci, loro ci mettono solo la firma. Lo studio è intestato alla moglie o alla madre perché per siccome il titolare è quasi sempre ammanigliato con la politica, non gli è concesso uscire allo scoperto con il proprio nome nel proprio comune.
Descrivono brevemente il lavoro da farsi ai propri complici in maniera molto semplice tipo "dobbiamo fare una villa di due piani con la piscina". Sono iscritti a tutte le librerie CAD esistenti perché da soli potrebbero fare ben poco.
Hanno studi medio-grandi, hanno tutte le SOA e le certificazioni di qualità che sono costate migliaia di euro perché ottenerle legalmente è impossibile (per loro).
I contatti con i nuovi clienti avvengono tramite papà, il sindaco, il politico locale, il concorso di progettazione già vinto, il favore di ricambio al favore politico, al progetto gratis perché ci sono offerte alle quali non si può dire di no...
Il loro volume d'affari è altissimo non solo per numero di lavori, ma anche perché buona parte dei soldi sono di altra provenienza.
Architettone è la forma educata di Palazzinaro.