"1. La REALTÀ, nel suo significato più generico, è l’insieme di tutto ciò che è reale, cioè esiste effettivamente (avere il senso della r.; essere fuori della r.; bisogna fare i conti con la r.); la realtà può essere concreta, e consistere cioè nel mondo esterno, tangibile (r. esterna); ma è realtà, sebbene sia immateriale, anche la vita affettiva e mentale di una persona (r. interiore). 2. Riferita a una situazione più specifica, invece, la realtà consiste in un oggetto o in un fatto reale, che davvero esiste o è esistito o che è veramente accaduto (la sua malattia non è invenzione ma r.; il mio sogno è finalmente diventato r.; nessuna delle sue previsioni si è tramutata in r.). 3. La realtà è inoltre la caratteristica di ciò che è reale o che è vero, cioè che non si limita a essere apparente, immaginario o possibile (la r. di un fatto, di un sospetto; la situazione gli apparve improvvisamente in tutta la sua r.; sono fantasie prive di r., che non hanno alcuna r.)." (Enciclopedia Treccani Online)
Si tende a credere che la fotografia rapresenti la realtà, anche quando il soggetto ripreso è visibilmente "preparato" per lo scatto: modelli e modelle truccati all'occorrenza e adeguatamente vestiti o svestiti, oggetti all'uopo sistemati,ad esempio per una natura morta, un paesaggio più o meno naturale, una strada, una persona di passaggio. Ma non è così.
La fotografia, intesa come il risultato di una ripressa di sogetti, umani o animali o inanimati, mediante una macchina fotografica, non rappresenta la realtà, anche quando questa appare tale a prima vista. La fotografia è l'immagine dell'elaborazione intellettuale e culturale del fotografo; non è la realtà "vera", ma l'interpretazione della realtà dal punto di vista del fotografo. È il risultato delle scelte intellettuali, artistiche e emotive dell'Autore che ha elaborato.l'inquadratura, dalla quale è poi scaturita la foto, digitale o stampata che sia. È come l'Autore vede la realtà. È la cosiddetta "fotografia autoriale" che discende, cioè, da una precisa visione creativa.
Quanto appena scritto non vale soltanto per la fotografia autoriale, ma anche e, forse, soprattutto per la fotografia ricordo, per quella documentale, turistica e soprattutto per i cosiddetti "selfie". Una foto scattata ad un monumento durante un viaggio di piacere, magari inserendo i propri familiari, gli amici, ecc., ha come unico scopo quello di rappresentare il proprio passaggio in quel posto in quella precisa data e ora, eventualmente con quelle persone. Non c'è ricerca artistica, ma solo la trasposizione emotiva del ricordo nell'immagine, anche quando chi scatta la foto cerca di mettere nell'inquadratura il monumento per intero, senza sacrificare le persone coinvolte, soprattutto cercando di farci rientrare i piedi. Questo genere di foto è, nella stragrande maggioranza dei casi, scattata con uno smartphone, strumento comodissimo e tecnologicamente avanzato, adatto a questo scopo. Non c'è nulla di male, tutti scattano questo tipo di foto, compreso il sottoscritto, ma è un genere che non può essere ascritto alla Fotografia anche quando le impostazioni della macchina (compatta o smartphone) sono più o meno manualli perché non è il fatto tecnico a promuoverla ai piani alti dell'Arte fotografia, ma la motivazione critica alla base dello scatto.
Il "selfie" invece (ne parlo per mero gusto critico) è la negazione della fotografia:è la rappresentazione di sé stessi, è l'imposizione del proprio IO nel mondo: "Io e nessun altro!", "Ricomincio da me!", "Chi mi ama mi segua!". Non va assolutamente confuso con l'autoritratto perché in quest'ultimo c'è una ricerca profonda di sé stessi prima ancora di preparare l'inquadratura. La Storia dell'Arte è piena di autoritratti non di quelli che oggi potremmo definire "selfie". Il solo pensiero che qualcuno potrebbe dire "adoro i selfie di Van Gogh", mi dà il voltastomaco.
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