martedì 27 ottobre 2026

Parole, parole, parole...

Qualche giorno fa mi è arrivato un link da una newsletter, il link ad un video di un'ora dedicato alla presentazione di un'opera architettonica appena terminata e in attività. Ho avviato il video e ho retto solo per due minuti. Tempo fa è successa la stessa cosa con video simili e in condizioni simili.

È già da tempo che reggo i video, ma anche le conferenze, le lecture, i seminari, solo per pochi minuti. Potrebbe essere un mio problema, vittima a mia volta della velocità degli algoritmi di visualizzazione.

E invece no, è colpa degli architetti che hanno finito, da un bel pezzo, le parole! Il vocabolario dell'architetto si è ridotto talmente tanto che quasi sembra che il testo scritto per raccontare un'opera possa andare bene praticamente per tutte.

Non parliamo delle immagini che scorrono sullo schermo: velocissime, iper dinamiche, storte, avide di dettagli tanto poco significativi da non riuscirli a trovare dal vero, inserti e lampi ai limiti dell'epilessia. Sotto, la voce epica dell'autore o del narratore che parlano in generale dell'opera, ripetendo gli stessi concetti più avanti nella ripresa: "Spazialità", "Green", "Eco", "Antropo- qualcosa". Una raccolta di parole chiave, piuttosto che un racconto dell'idea.

Ormai l'Architettura è stata ridotta a merce da vendere, non perché le normative impongano determinati vincoli tecnologici, che invece di essere visti come incentivi per progettare con essi senza che se ne percepisca l'esistenza, sono rifiutati dagli architetti come capricci se non proprio fobie (fondamentalmente perché non ne comprendono la necessità).

La (s)vendita dell'architettura, invece, è il risultato di anni di autocompiacimento, di mentalità da bottega artigiana che mantiene i propri segreti, ma senza una guida capace (quanti architettisti e architettoni sanno usare il CAD, oggi lo strumento moderno più fesso da usare?), del rifiuto di comprendere che il mondo è andato avanti e le condizioni sociali e dell'abitare sono cambiate.

Il decadimento dell'Architettura contemporanea è il risultato di anni di professione, non di mestiere e quindi il parlarne è diventata una ricerca alla giustificazione della soluzione, piuttosto che al racconto dell'idea.

Ho capito adesso perché dopo due minuti non reggo il video: quelle parole le ho già sentite!

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