A giochi fatti (l'abilitazione è ormai in tasca benché indossi un paio di calzoni che ne è privo) è giunto il momento di chiedermi che architetto sarò e, soprattutto, se sarò realmente un architetto. I titoli fanno il professionista, secondo le norme italiane, ma non donano automaticamente la sapienza del mestiere e soprattutto non dicono nulla sul suo pensiero, sulle sue inclinazioni, sulla sua cultura, sulla sua sensibilità.
Il mio pensiero ricorrente, formatosi negli anni in cui mi occupavo di programmazione web, precisamente di usabilità e accessibilità dei siti, quando la legge Stanca non esisteva ancora, è che l'architettura (all'epoca il sito web) deve essere accessibile a tutti, qualsiasi disabilità egli abbia, concetto che ho dichiarato per la prima volta in sede di discussione tesi. Proprio per dare a chiunque la possibilità di 'usare' l'architettura, è necessario che il progetto nasca già con l'idea di base che chiunque se ne possa servire liberamente. Sembra banale, ma in troppi edifici, anche di nuova progettazione dove la legge sull'abbattimento delle barriere architettoniche non è un valore aggiunto, ma un vincolo necessario all'approvazione amministrativa, si vedono rampe per disabili relegate negli angoli o raggiungibili con il doppio del cammino, questo perché si considerano utilizzabili solo da chi sta in carrozzella, quando invece è molto più probabile che la utilizzi un anziano con il bastone o un un bel giovane con una gamba rotta e le stampelle. Ed accade anche quando si tengono in secondo piano coloro ai quali è indirizzata l'opera rispetto alla valenza formale ed estetica e si realizzano scaloni per superare grandi altezze, relegando gli ascensori in un angolo nascosto, quasi a voler celare una situazione fisica che si crede imbarazzante. Il concetto di 'rete-umana' e di 'web-accessibility' è stato alla base del progetto di tesi: non vuole essere una mera autocitazione, ma un riprendere le fila di un discorso in embrione.
L'architettura deve 'servire', deve essere 'utile' e deve 'funzionare'. Il funzionalismo cieco degli anni '60 teneva in considerazione solo l'ultimo di questi aspetti ed i risultati erano già sotto gli occhi di tutti e sono diventati drammatici nel corso degli anni. Un esempio che mi viene al momento è quello della stazione ferroviaria di Napoli Centrale: un poligono irregolare gettato in una piazza, funzionale solo a se stesso - come stazione ferroviaria appunto - cupo e desolato. Nel corso degli anni ha subito delle integrazioni, ma solo negli ultimi dieci anni sta cercando di entrare di più nella città, riscattandosi dal ruolo primigenio di confine fra dentro-Napoli e fuori-Napoli.
A chi serve l'architettura? A chi la utilizza prima di tutto, sempre che funzioni. Ancora la stazione di Napoli può essere presa ad esempio. Prima dei lavori di ammodernamento, in stazione si andava esclusivamente per prendere il treno. Era un passaggio rapido dal marciapiede di Piazza Garibaldi (dentro-Napoli) al marciapiede del binario (fuori-Napoli), giocando il solo ruolo di intermediario fra la situazione di pedone e quella di passeggero. Chi serve? La risposta non è unica: serve chi la richiede (prendere il treno), chi non l'ha richiesta (non prendere il treno) e chi l'avrebbe richiesta (prenderebbe il treno). In definitiva serve i passeggeri, ma serve o deve servire anche chi il treno non deve prenderlo.
Infine, l'architettura è utile quando 'funziona' e 'serve' nel senso di servizio, ma anche di utilità. Un discorso ricorsivo apparentemente banale, ma basti pensare a cosa possa essere la stazione di Napoli se funzionasse a dovere, servisse alla grande, ma fosse inutile perché nessuno prendesse il treno, preferendo altri mezzi di trasporto o perché altre stazioni già assolvono egregiamente il loro compito e la Centrale fosse solo un sovrappiù. Utile è anche quando non è solo un passaggio, ma un luogo di incontro, di sosta o di meta finale. Librerie, servizi, esposizioni, installazioni, spazi per concerti, luoghi di riunione, sono solo una parte delle numerose possibilità che può offrire un'architettura pensata e realizzata per soddisfare altri bisogni. Nel caso della stazione, poi, l'incontro breve o il semplice passaggio, può essere facilitato dai servizi esistenti (bar, ma anche sale di incontro/discussione/attesa). Non un semplice luogo di passaggio quindi, ma di piena vitalità urbana.
Questa è solo una prima base del mio pensiero sull'architettura che è ancora in costruzione, basato già su alcuni punti fermi. Mi tocca costruirci intorno un discorso per il quale sto già cercando i vocaboli giusti.
P.S.
Ammetto di essere 'vagamente' vitruviano
Architettura e (anche) Fotografia vs. Fotografia e (anche) Architettura
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mercoledì 27 febbraio 2013
mercoledì 5 settembre 2012
008) Correzione #1
In realtà sarebbe la seconda correzione, ma la prima la reputo semplicemente una discussione sui temi, una conferma ed uno start. Un "Via!" dai blocchi di partenza.
La forma è nata, ma la mia pudicizia ed il rispetto per le altrui sensibilità mi vietano di pubblicare immagini, almeno per il momento. Ho tentato di invadere il meno possibile lo spazio, cercando di seguire, assecondare e ridefinire le forme già esistenti, discernendo quelle naturali da quelle artificiali fino a quelle posticce, messe soltanto per definire un piano. All'interno dell'edificio sono previste le rimesse per le canoe, una palestra con sala voga, un'infermeria, uffici, spaccio o bar sociale, sala riunioni e, compatibilmente con gli spazi, una biblioteca. All'esterno gli scivoli per le canoe dalle rimesse all'acqua con relativo molo galleggiante, spalti ricavati dalla scarpata sul fiume, punti informativi, bike sharing, parcheggi "verdi". Nell'ottica della più ampia accessibilità e fruibilità, sono previsti fin da progetto rampe, percorsi loges e relativa segnaletica, sia tattile che acustica. Ci saranno anche le scale per chi non vorrà utilizzare le rampe.
Come dicevo già alcuni post fa (004 e 006), il mio intento di modificare il meno possibile i tracciati creati più o meno liberamente dai pedoni, dai podisti e dai ciclisti, ha trovato parziale accoglimento da parte del relatore. Parziale perché, in effetti, il disegno (e solo quello), dava l'idea di non progettato. Sarà necessaria una rettifica grafica, senza alterare il progetto di "non progettato". Devo necessariamente migliorare il disegno.
Il suggerimento del relatore è quello di "invadere" anche lo spazio, oggi destinato ad aiuola, mal progettata, quasi posticcia, attraverso un padiglione o una costola dell'edificio del centro canottaggio, così da avvicinarsi all'ingresso antico della città di Porta San Florido, in maniera anche da dare dignità ad uno spazio che appare oggi come un di più capitato lì in mezzo.
Dovrò lasciar perdere, una buona volta, la progettazione da geometra, cioè esclusivamente tecnica, badando più alla risoluzione immediata del problema piuttosto che a proporne una soluzione. A proposito di proporre, la parola chiave, presente anche nel bando del Consulto su Città di Castello, è stata "proposta": la tesi non deve essere risolutiva, ma propositiva. Proporre una soluzione, una delle tante, non quella definitiva, soprattutto nel mio caso nel quale i temi proposti hanno una corrispondenza con il reale e ne verrà valutata anche l'efficacia reale.
Insegnamenti:
La forma è nata, ma la mia pudicizia ed il rispetto per le altrui sensibilità mi vietano di pubblicare immagini, almeno per il momento. Ho tentato di invadere il meno possibile lo spazio, cercando di seguire, assecondare e ridefinire le forme già esistenti, discernendo quelle naturali da quelle artificiali fino a quelle posticce, messe soltanto per definire un piano. All'interno dell'edificio sono previste le rimesse per le canoe, una palestra con sala voga, un'infermeria, uffici, spaccio o bar sociale, sala riunioni e, compatibilmente con gli spazi, una biblioteca. All'esterno gli scivoli per le canoe dalle rimesse all'acqua con relativo molo galleggiante, spalti ricavati dalla scarpata sul fiume, punti informativi, bike sharing, parcheggi "verdi". Nell'ottica della più ampia accessibilità e fruibilità, sono previsti fin da progetto rampe, percorsi loges e relativa segnaletica, sia tattile che acustica. Ci saranno anche le scale per chi non vorrà utilizzare le rampe.
Come dicevo già alcuni post fa (004 e 006), il mio intento di modificare il meno possibile i tracciati creati più o meno liberamente dai pedoni, dai podisti e dai ciclisti, ha trovato parziale accoglimento da parte del relatore. Parziale perché, in effetti, il disegno (e solo quello), dava l'idea di non progettato. Sarà necessaria una rettifica grafica, senza alterare il progetto di "non progettato". Devo necessariamente migliorare il disegno.
Il suggerimento del relatore è quello di "invadere" anche lo spazio, oggi destinato ad aiuola, mal progettata, quasi posticcia, attraverso un padiglione o una costola dell'edificio del centro canottaggio, così da avvicinarsi all'ingresso antico della città di Porta San Florido, in maniera anche da dare dignità ad uno spazio che appare oggi come un di più capitato lì in mezzo.
Dovrò lasciar perdere, una buona volta, la progettazione da geometra, cioè esclusivamente tecnica, badando più alla risoluzione immediata del problema piuttosto che a proporne una soluzione. A proposito di proporre, la parola chiave, presente anche nel bando del Consulto su Città di Castello, è stata "proposta": la tesi non deve essere risolutiva, ma propositiva. Proporre una soluzione, una delle tante, non quella definitiva, soprattutto nel mio caso nel quale i temi proposti hanno una corrispondenza con il reale e ne verrà valutata anche l'efficacia reale.
Insegnamenti:
- Rilievo urbano e ambientale;
- Progettazione ambientale;
- Disegno dell'architettura;
- Composizione architettonica;
- Progettazione architettonica e urbana;
- Tecnica per il piano urbanistico;
- Storia della città e del territorio;
- Estetica del paesaggio;
- Storia del giardino e del paesaggio;
sabato 28 luglio 2012
007) Parole su carta
Primi bozzetti, pessimi, tanti pensieri. La mia tesi, ma voglio dire, il mio progetto, ha un motto:
Insegnamenti:
(Sarebbe opportuno introdurre nei laboratori di composizione e non solo, l'idea che l'architettura non è destinata ad una sola classe di essere umano con un budget economico incommensurabile)
La potenza del Web sta nella sua universalità. L'accesso da parte di tutti indipendentemente dalle disabilità è un aspetto essenziale (WAI: Tim Berners-Lee)Il Web è una rete, globale, planetaria, come globale e planetario è la rete dell'essere umano. Non ci saranno barriere di nessun tipo nella mia idea di architettura perché pensata semplicemente per l'uomo e non per una classe di uomo. Il progetto prevede infatti parcheggi per auto accessibili a tutti, compresi i non vedenti con le loro auto a guida automatica (quando verranno). Rampe per tutti e scale per qualcuno e non il contrario. Gradonate accessibili e percorsi pedonali fino al bordo del fiume. Avvisi sonori e luminosi con informazioni non assegnate ai colori, percorsi loges per tutta l'area. Non basta però armarsi di buoni propositi e di idee su come tradurli in progetto: sarà esso stesso comprensivo di tutto. Ormai è giunto il momento di non pensare più a chi "è meno fortunato di noi", ponendoci quindi in una posizione privilegiata, ma è il momento di guardare intorno per abbracciare con lo sguardo tutto e non una parte, abituando l'occhio e non viziarlo con luoghi comuni derivanti esclusivamente dalla pietà e dall'inconscio ritenersi fortunati di essere "normali". La normalità è l'essere umano nella sua interezza, "indipendentemente dalle disabilità".
Insegnamenti:
(Sarebbe opportuno introdurre nei laboratori di composizione e non solo, l'idea che l'architettura non è destinata ad una sola classe di essere umano con un budget economico incommensurabile)
- Composizione architettonica e urbana;
- Progettazione ambientale;
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