Architettura e (anche) Fotografia vs. Fotografia e (anche) Architettura
sabato 17 marzo 2012
Manifattura ceramica Pozzi
Tra i pochi esempi di architettura contemporanea della provincia di Caserta, spicca senz'altro la Manifattura ceramica Pozzi degli architetti Figini e Pollini a Sparanise (lo stabilimento è quello più scuro, quello che appare più abbandonato). Oggi non è più in funzione e una parte del terreno è stata occupata da una centrale elettrica a ciclo combinato. Non è possibile accedere all'ex-Pozzi, almeno io non l'ho fatto, ma lo stato di abbandono delle aiuole e delle bellissime pensiline, non fa presagire nulla di buono. Venticinque anni fa, quando ancora la Pozzi aveva la produzione attiva, ricordo benissimo, quando passavo di lì con i miei genitori per andare a mare, i tanti operai all'ingresso e gli autobus fermi alle pensiline. Le aiuole curate e le strade di accesso pulite mi facevano pensare ad un luogo bello in cui le persone si volevano bene. Eppure l'altro giorno, quando ci sono ripassato a distanza di tanti anni e con la maturità di adulto che ha studiato un po' di architettura, non riuscivo a riconoscere più quel luogo divertente come mi era sembrato un tempo. E' più facile dimenticare che ricordare, ma un popolo senza storia non ha futuro.
lunedì 12 marzo 2012
004) Appunti o suggestioni
Voglio progettare poco. O, meglio, voglio progettare ma (pensare di) costruire poco. Il territorio è già stato modellato dall'uomo, ci sono gli argini in roccia, due rapide, il ponte ad archi ricostruito nel secondo dopoguerra, la brutta palazzina del Canoa Club Città di Castello che dovrà essere "abbattuta" così come richiede il bando (che poi è un testo-canovaccio più che un bando di concorso vero e proprio). Progettare non significa per forza costruire, può anche essere una parentesi fra un esistente ed un altro esistente con un'altra faccia. Oppure lo è in assoluto se si pensa all'esistente prima della costruzione o ricostruzione. Io, invece, non voglio toccare quello che, naturalmente, animali e essere umano hanno liberamente modellato. Voglio entrare in punta di piedi.
- A parte l'edificio del club, gli unici interventi che penso di fare riguardano la sistemazione di alcuni punti dell'argine sinistro in direzione nord, erosi e scavati da una piena dovuta alla rottura di una diga. Semplici affacci con prospettive visuali diverse, punti per il riposo e la lettura.
- Un ponte pedonale, da rifare perché inidoneo al passaggio di biciclette o cavalli e a senso unico alternato anche per i pedoni tanto è stretto.
- Un po' di luce non troppo invadente per non infastidire le numerose trote che abitano le limpide acque basse di un Tevere quasi biondo.
- La pista ippo-ciclo-pedonale in terra battuta, forse macadam, non so se pavimentata, ma credo di no, o rivestita in alcuni punti in prossimità del club, come per le strade romane nei pressi delle città e probabilmente anche per l'antica Tifernum.
- Intorno al club e di tanto in tanto lungo la passeggiata lungofiume, alcune sedute lineari, spalti o gradinate, serviranno al pubblico che assiste alle gare di canoa e faranno da riposo o palestra per quelli e sono tanti che praticano sport all'aria aperta. Gli spazi sono abbastanza ampi da accogliere una scolaresca o una squadra sportiva. L'utilizzo del fiume e delle sue sponde in tutti i periodi dell'anno. Magari un piccolo anfiteatro per piccole rappresentazioni teatrali, atti unici, monologhi, riunioni associative, letture, mostre d'arte, comizi, gare di canto, cazzeggio, ecc.
Insegnamenti:
- A parte l'edificio del club, gli unici interventi che penso di fare riguardano la sistemazione di alcuni punti dell'argine sinistro in direzione nord, erosi e scavati da una piena dovuta alla rottura di una diga. Semplici affacci con prospettive visuali diverse, punti per il riposo e la lettura.
- Un ponte pedonale, da rifare perché inidoneo al passaggio di biciclette o cavalli e a senso unico alternato anche per i pedoni tanto è stretto.
- Un po' di luce non troppo invadente per non infastidire le numerose trote che abitano le limpide acque basse di un Tevere quasi biondo.
- La pista ippo-ciclo-pedonale in terra battuta, forse macadam, non so se pavimentata, ma credo di no, o rivestita in alcuni punti in prossimità del club, come per le strade romane nei pressi delle città e probabilmente anche per l'antica Tifernum.
- Intorno al club e di tanto in tanto lungo la passeggiata lungofiume, alcune sedute lineari, spalti o gradinate, serviranno al pubblico che assiste alle gare di canoa e faranno da riposo o palestra per quelli e sono tanti che praticano sport all'aria aperta. Gli spazi sono abbastanza ampi da accogliere una scolaresca o una squadra sportiva. L'utilizzo del fiume e delle sue sponde in tutti i periodi dell'anno. Magari un piccolo anfiteatro per piccole rappresentazioni teatrali, atti unici, monologhi, riunioni associative, letture, mostre d'arte, comizi, gare di canto, cazzeggio, ecc.
Insegnamenti:
- Rilievo urbano e ambientale;
- Disegno dell'architettura;
- Storia dell'architettura;
- Storia della città e del territorio;
- Estetica del paesaggio;
- Storia del giardino e del paesaggio;
- Progettazione ambientale;
- Laboratorio di progettazione e composizione architettonica
domenica 22 gennaio 2012
003) Dunque si parte... e si è già tornati
Ho visitato Città di Castello il nove gennaio in una fredda, ma limpida giornata di sole. Il tema della tesi è concentrato sul tratto di Lungotevere, fra gli ormai scomparsi campo boario e porta San Florido. Il centro antico si presenta pulito e ben tenuto, malgrado i restauri abbiano in più punti cancellato l'autenticità materica come è stato possibile constatare consultando alcune foto d'epoca nella biblioteca comunale. Ma mentre l'abitato intra moenia conserva il carattere del tipico centro umbro, ma che guarda all'ormai imminente toscana, la città cresciuta extra moenia è invece anonima. Tranne la fondazione Burri, ospitata in vecchi essiccatoi del tabacco restaurati e dipinti di nero, il resto dell'edilizia non è molto diversa da tante altre, simili tendenti all'uguale, di altre città d'Italia.
Il Lungotevere è invece in uno stato di lento degrado. Non è più una porta alla città, ma un anonimo oltrefiume, se così si può dire. La vecchia area industriale è in via di smantellamento e riconfigurazione più a nord, mentre gli spazi una volta occupati da fabbriche vanno riempiendosi di abitazioni per la maggior parte unifamiliari. Il progetto di tesi, in fase di realizzazione con il mio gruppo "storico", si occuperà di riprogettare le due aree a cavallo della strada di accesso alla città e lungo la riva sinistra del fiume, in modo da realizzare una nuova porta, una porta aperta questa volta. Ognuno ha scelto un tema interno al meta-tema da sviluppare e approfondire autonomamente. Io ho scelto la riva del fiume ed il centro di canottaggio, disciplina molto in voga a Città di Castello, tanto da aver dato i natali a due campioni del mondo di canoa/kayak.
La passeggiata lungo la riva è stata piacevole. Il sole tardava a salire e malgrado il freddo è stato bello passeggiare su quello che è poco più di un sentiero lungo il fiume. A causa del cedimento di una diga a monte, si è verificata negli anni passati un ingrossamento del fiume che ha provocato il crollo di parti degli argini in terra che però non hanno precluso la pedonabilità. Il sentiero si estende per 5-6 km per poi perdersi nella vegetazione. In progetto c'è la realizzazione di una rete ciclo-pedonale in modo da collegare, lungo il Tevere, il comune di San Giustino a Nord e, magari più in là negli anni, quelli a sud. Il centro di canottaggio attuale è invece ospitato in una struttura poco adeguata all'importanza che ha questo sport fra i cittadini. Basti pensare che, malgrado i 5°C, un uomo, verso le 12:30 ha preso il suo kayak, lo ha calato in acqua e si è avviato verso San Giustino. C'è da dire che il fiume, almeno d'inverno, è vissuto poco dalla popolazione, malgrado le acque relativamente basse, ma limpidissime, tanto da scorgere sia i pesci più grossi, in particolare le trote, sia quelli più piccoli.
Il progetto, che è ancora nella mia mente, prevede la costruzione di un nuovo rapporto con il fiume e la canoa/kayak. Non ci sarà un accesso anche per i disabili, semplicemente sarà garantito a tutti di arrivare sul fiume con i propri mezzi, qualsiasi essi siano. Ci saranno punti di sosta e di osservazione, di meditazione e lettura, di socialità e di gioco. Il percorso ciclo-pedonale potrà o potrebbe essere utilizzato anche da chi va a cavallo o porta il cane a passeggio (a proposito ho visto per la prima volta nella mia vita, i cestini per la spazzatura per cani dove, al di sotto del cestino è possibile prelevare una bustina per depositarne gli escrementi!). L'idea di base è quella di permettere alla popolazione di vivere il fiume anche nei periodi più freddi, quando piove o nevica, quando c'è vento o fa molto caldo. Che il fiume non diventi una barriera fra la città e la campagna che ancora resiste ai margini dell'abitato, malgrado la lenta e apparentemente inesorabile fagocitazione del cemento.
Insegnamenti:
Il Lungotevere è invece in uno stato di lento degrado. Non è più una porta alla città, ma un anonimo oltrefiume, se così si può dire. La vecchia area industriale è in via di smantellamento e riconfigurazione più a nord, mentre gli spazi una volta occupati da fabbriche vanno riempiendosi di abitazioni per la maggior parte unifamiliari. Il progetto di tesi, in fase di realizzazione con il mio gruppo "storico", si occuperà di riprogettare le due aree a cavallo della strada di accesso alla città e lungo la riva sinistra del fiume, in modo da realizzare una nuova porta, una porta aperta questa volta. Ognuno ha scelto un tema interno al meta-tema da sviluppare e approfondire autonomamente. Io ho scelto la riva del fiume ed il centro di canottaggio, disciplina molto in voga a Città di Castello, tanto da aver dato i natali a due campioni del mondo di canoa/kayak.
La passeggiata lungo la riva è stata piacevole. Il sole tardava a salire e malgrado il freddo è stato bello passeggiare su quello che è poco più di un sentiero lungo il fiume. A causa del cedimento di una diga a monte, si è verificata negli anni passati un ingrossamento del fiume che ha provocato il crollo di parti degli argini in terra che però non hanno precluso la pedonabilità. Il sentiero si estende per 5-6 km per poi perdersi nella vegetazione. In progetto c'è la realizzazione di una rete ciclo-pedonale in modo da collegare, lungo il Tevere, il comune di San Giustino a Nord e, magari più in là negli anni, quelli a sud. Il centro di canottaggio attuale è invece ospitato in una struttura poco adeguata all'importanza che ha questo sport fra i cittadini. Basti pensare che, malgrado i 5°C, un uomo, verso le 12:30 ha preso il suo kayak, lo ha calato in acqua e si è avviato verso San Giustino. C'è da dire che il fiume, almeno d'inverno, è vissuto poco dalla popolazione, malgrado le acque relativamente basse, ma limpidissime, tanto da scorgere sia i pesci più grossi, in particolare le trote, sia quelli più piccoli.
Il progetto, che è ancora nella mia mente, prevede la costruzione di un nuovo rapporto con il fiume e la canoa/kayak. Non ci sarà un accesso anche per i disabili, semplicemente sarà garantito a tutti di arrivare sul fiume con i propri mezzi, qualsiasi essi siano. Ci saranno punti di sosta e di osservazione, di meditazione e lettura, di socialità e di gioco. Il percorso ciclo-pedonale potrà o potrebbe essere utilizzato anche da chi va a cavallo o porta il cane a passeggio (a proposito ho visto per la prima volta nella mia vita, i cestini per la spazzatura per cani dove, al di sotto del cestino è possibile prelevare una bustina per depositarne gli escrementi!). L'idea di base è quella di permettere alla popolazione di vivere il fiume anche nei periodi più freddi, quando piove o nevica, quando c'è vento o fa molto caldo. Che il fiume non diventi una barriera fra la città e la campagna che ancora resiste ai margini dell'abitato, malgrado la lenta e apparentemente inesorabile fagocitazione del cemento.
Insegnamenti:
- Rilievo urbano e ambientale;
- Rilievo dell'architettura;
- Disegno dell'architettura;
- Storia dell'architettura;
- Storia della città e del territorio;
- Teoria e storia del restauro;
- Estetica del paesaggio;
- Storia del giardino e del paesaggio;
- Caratteri costruttivi dell'edilizia storica
venerdì 13 gennaio 2012
Un piccolo esempio di case popolari
In questi giorni ho avuto la fortuna o l'onere di prendere parte alla ristrutturazione di alcune case popolari in un comune del casertano dalla storia antica. Non sono le solite case dell'immaginario anni '70 quindi non parlerò di serrande verdi, mattoncini, quattro piani e atri d'accesso in travertino o trani chiaro. Queste case hanno avuto un architetto come progettista ed una pubblicazione su una rivista. Qualcosa di "serio" insomma, ma non di seriale. Ed infatti anche le tipologie sono diversificate. Un simplex per un disabile, tre duplex a schiera ed un edificio in linea a tre piani per completare, affaccianti su un cortile comune che forma una sorta di piccola comunità. Il problema è la qualità di vita degli abitanti. L'impresa, per fottere più denaro possibile, dopo aver presentato un ribasso d'asta da criminali (vincendo la gara) ha pensato bene di tralasciare le finiture (intonaco spesso non più di 1 cm, guaine posate male, assenza assoluta di ogni coibentazione, scossaline con fessure fra i giunti, mancanza di apparecchi luminosi nei garage, ecc.). Tutte le piogge degli ultimi anni sono cadute sugli abitanti, ma all'interno delle case, dipingendo color muffa tutti i soffitti e gli angoli con ponti termici degni di attraversare lo stretto di Messina senza appoggi. L'intonaco è così sottile che è possibile scorgere tutti i forati sottostanti, una sorta di stampa su carta adesiva...
Ma voglio parlare di chi ci abita. Gente tanto umile quanto dignitosa. Nessuno che abbia urlato "piove, governo ladro!", nessuno che abbia rinfacciato che "pagano le tasse e vogliamo i servizi". Anzi. Ci sono abusi edilizi quali tettoie, stufe a pellet (l'impresa non ha installato ad opera d'arte gli impianti termici...), due porte blindate, pavimentazioni e ringhiere installate in proprio, ma, come ci tenevano a precisare, si è trattato di soddisfare le necessità più impellenti dovute ad una pessima gestione della costruzione, prima e dopo l'assegnazione e, una volta informati dell'inevitabile demolizione, hanno accettato di buon grado pur di vedersi sistemati i problemi. Insomma, sapevano che non si poteva fare, ma per esigenza era l'unica cosa possibile, tenendo presente una demolizione in futuro.
Non ho sentito commenti negativi sulla qualità architettonica, forse perché gli affitti sono bassi e quindi, cinicamente, meglio lì che altrove, o forse perché quelle abitazioni le sentono proprie. C'è pulizia in tutti gli appartamenti e nelle parti comuni, il piccolo cortile è vissuto, lo stenditoio all'ultimo piano dell'edificio in linea è utilizzato, i garage e le cantinole utilizzati benché manchi la corrente elettrica (chi ha potuto, ha provveduto per sé). Gli appartamenti sono decorosi e tutti ritinteggiati due volte l'anno proprio a causa dei problemi appena accennati. Ho visto, in definitiva una popolazione che vive le proprie abitazioni e il proprio territorio con dignità e vive la propria piccola comunità con una sorta di riconoscenza, quella che poi li spinge a salvaguardare anche gli interessi comuni.
Ma voglio parlare di chi ci abita. Gente tanto umile quanto dignitosa. Nessuno che abbia urlato "piove, governo ladro!", nessuno che abbia rinfacciato che "pagano le tasse e vogliamo i servizi". Anzi. Ci sono abusi edilizi quali tettoie, stufe a pellet (l'impresa non ha installato ad opera d'arte gli impianti termici...), due porte blindate, pavimentazioni e ringhiere installate in proprio, ma, come ci tenevano a precisare, si è trattato di soddisfare le necessità più impellenti dovute ad una pessima gestione della costruzione, prima e dopo l'assegnazione e, una volta informati dell'inevitabile demolizione, hanno accettato di buon grado pur di vedersi sistemati i problemi. Insomma, sapevano che non si poteva fare, ma per esigenza era l'unica cosa possibile, tenendo presente una demolizione in futuro.
Non ho sentito commenti negativi sulla qualità architettonica, forse perché gli affitti sono bassi e quindi, cinicamente, meglio lì che altrove, o forse perché quelle abitazioni le sentono proprie. C'è pulizia in tutti gli appartamenti e nelle parti comuni, il piccolo cortile è vissuto, lo stenditoio all'ultimo piano dell'edificio in linea è utilizzato, i garage e le cantinole utilizzati benché manchi la corrente elettrica (chi ha potuto, ha provveduto per sé). Gli appartamenti sono decorosi e tutti ritinteggiati due volte l'anno proprio a causa dei problemi appena accennati. Ho visto, in definitiva una popolazione che vive le proprie abitazioni e il proprio territorio con dignità e vive la propria piccola comunità con una sorta di riconoscenza, quella che poi li spinge a salvaguardare anche gli interessi comuni.
sabato 10 dicembre 2011
002) Nuovo tema, nuova tesi
La prima cosa che faccio sempre quando devo andare in una città, devo progettare in quella città, ho (avevo) un tema di studio in quella città, è vedere come è fatta. Prima di poterci andare personalmente (che sarebbe l'ideale in ogni caso), ci faccio una capatina con il satellite, poi cerco informazioni di base, poi mi guardo qualche foto e quando è possibile giro per le strade. Naturalmente è tutto in preparazione di una visita di persona, si tratta di una sorta di pregustazione.
Anche in questo caso sto pregustando la passeggiata che andrà fatta per forza e soprattutto per piacere. Adoro l'Umbria e forse è anche questo che mi ha "imposto" la decisione di scegliere il "meta-tema" di Città di Castello. Ci sarà da lavorare parecchio perché i tempi di consegna non sono così lunghi e per l'incontro previsto da quelle parti nella primavera del 2012 (ad onor del vero neanche troppo lontante dalle date per le tesi di luglio) dovremo, con il gruppo, aver prodotto abbastanza da rendere il nostro progetto leggibile e quanto più completo possibile. Ce la farò e ce la faremo come abbiamo sempre fatto negli anni passati.
Anche in questo caso sto pregustando la passeggiata che andrà fatta per forza e soprattutto per piacere. Adoro l'Umbria e forse è anche questo che mi ha "imposto" la decisione di scegliere il "meta-tema" di Città di Castello. Ci sarà da lavorare parecchio perché i tempi di consegna non sono così lunghi e per l'incontro previsto da quelle parti nella primavera del 2012 (ad onor del vero neanche troppo lontante dalle date per le tesi di luglio) dovremo, con il gruppo, aver prodotto abbastanza da rendere il nostro progetto leggibile e quanto più completo possibile. Ce la farò e ce la faremo come abbiamo sempre fatto negli anni passati.
martedì 25 ottobre 2011
(ri)scoprire una città
Domenica 25 ottobre ho visitato, come non facevo da tempo, una città dimenticata, ma non in rovina, una città che secondo le terminologie contemporanee sarebbe una "Città d'arte", dove l'arte c'è ed è accompagnata dalla cultura e non solo quella di chi la cultura la fa. Una città quasi millenaria eppure troppo poco conosciuta se non per la malavita del suo intorno, del suo "agro".
Aversa è una città bellissima, nel senso più puro del termine. Conserva ancora, nella planimetria ed in certe sistemazioni urbane, i segni delle origini normanne, anche se nel corso degli ultimi cinquant'anni le (ill)logiche speculative, politiche e post-terremoto hanno segnato, spesso definitivamente ed irreparabilmente, il tessuto prima urbano e poi urbanistico. Basti pensare che il centro, nel senso vero del termine, dalle origini più antiche, è stato sventrato ed è stata realizzata quella che sembra essere una piazza, straniante, poco frequentata perché inospitale. Eppure era, nella pianta concentrica, il posto più denso della città. Il "vero centro" oggi è una strada, Via Roma, da Nord a Sud fino all'angolo con Piazza Municipio, ma basta scostarsi un po' verso il duomo per rivedere certi scorci, certi resti inglobati e stratificati, i palazzi nobiliari, ancora i "sedili", luoghi coperti con volte a crociera che le famiglie di notabili si facevano costruire nei pressi dei loro palazzi per discutere dei loro affari.
I "centri concentrici", i nuclei più antichi sono ancora abitati sebbene si avverta già un lento declino, un inesorabile spopolamento. Chi ancora vi abita non vive appieno quei luoghi, ma si sposta lungo la via-centro summenzionata e non potrebbe fare altrimenti. Non saprei dire quanto attivi siano i negozi, ma molti sono chiusi con le saracinesche rotte o che presentano i segni della lunga serrata.
Ma c'è pur vita. Giunto in Piazza San Domenico, dove via Santa Marta sfocia nella piazza, lungo il segno lasciato dalle mura angioine, c'erano delle persone sedute su alcuni gradini che parlavano tra loro. Mi hanno visto fotografare e hanno interrotto per un attimo la loro conversazione, poi hanno ripreso a parlare come se la mia presenza con una fotocamera fosse usuale oppure come se, ed è quello che credo, fossero lieti se non lusingati che quel tratto della loro città finisse negli archivi fotografici di qualcuno. Non mi hanno interrotto o disturbato chiedendomi, più o meno minacciosamente, cosa stessi facendo, mi hanno semplicemente lasciato fare. Anche Peppe, la presona che ho conosciuto quel giorno dopo aver visitato brevemente il porticato, orrendamente restaurato, del chiostro di San Domenico. Mi ha parlato del dispiacere suo e della congrega di cui fa parte per l'incuria in cui è stata lasciata la chiesa di S. Domenico: pulita fuori, mutilata e distrutta dentro (rubati tutti gli altari!). Mi ha anche parlato, con la passione semplice di chi parla di un proprio figlio, della sua città, del palazzo del '500 in cui abita, del dirimpettaio Palazzo Azzolini, della Porta Carrese oggi tompagnata ed inglobata in un palazzo. E' un cittadino che conosce bene il luogo in cui abita. Si lamentava, però, del fatto che le amministrazioni succedutesi negli anni, avessero spostato i loro interessi mondani verso la via-centro, relegando quell'area antica a qualcosa che si accostava più al dormitorio o all'attraversamento anonimo.
E difatti la via-centro è molto più viva essendo aperti buona parte dei negozi anche di domenica. Non ci sono urla e schiamazzi per strada, piuttosto famiglie intere a passeggiare a piedi essendo la strada, insieme ad alcuni isolati intorno, area pedonale. Una via-centro molto lontana dall'essere tangente al nucleo più antico messo in disparte, che necessiterebbe di maggior cura, non urbanistica, ma culturale. C'è da dire che durante la settimana, essendo Piazza S. Domenico sede del Giudice di Pace, il passaggio veicolare la fa da padrona anche se dovrebbe essere il contrario per la delicatezza del palazzo due-trecentesco che lo ospita.
C'è gente che vuole vivere la propria città, che ne conosce i pregi e i difetti, che teme la sua morte, che non vuole venga oltraggiata. Ma i sentimenti semplici di chi vive in un luogo non fanno breccia nelle politiche di governo del territorio, troppo distante dal governo e troppo vicino, se non contiguo, al territorio (nel senso "animalesco" del termine).
Aversa è una città bellissima, nel senso più puro del termine. Conserva ancora, nella planimetria ed in certe sistemazioni urbane, i segni delle origini normanne, anche se nel corso degli ultimi cinquant'anni le (ill)logiche speculative, politiche e post-terremoto hanno segnato, spesso definitivamente ed irreparabilmente, il tessuto prima urbano e poi urbanistico. Basti pensare che il centro, nel senso vero del termine, dalle origini più antiche, è stato sventrato ed è stata realizzata quella che sembra essere una piazza, straniante, poco frequentata perché inospitale. Eppure era, nella pianta concentrica, il posto più denso della città. Il "vero centro" oggi è una strada, Via Roma, da Nord a Sud fino all'angolo con Piazza Municipio, ma basta scostarsi un po' verso il duomo per rivedere certi scorci, certi resti inglobati e stratificati, i palazzi nobiliari, ancora i "sedili", luoghi coperti con volte a crociera che le famiglie di notabili si facevano costruire nei pressi dei loro palazzi per discutere dei loro affari.
I "centri concentrici", i nuclei più antichi sono ancora abitati sebbene si avverta già un lento declino, un inesorabile spopolamento. Chi ancora vi abita non vive appieno quei luoghi, ma si sposta lungo la via-centro summenzionata e non potrebbe fare altrimenti. Non saprei dire quanto attivi siano i negozi, ma molti sono chiusi con le saracinesche rotte o che presentano i segni della lunga serrata.
Ma c'è pur vita. Giunto in Piazza San Domenico, dove via Santa Marta sfocia nella piazza, lungo il segno lasciato dalle mura angioine, c'erano delle persone sedute su alcuni gradini che parlavano tra loro. Mi hanno visto fotografare e hanno interrotto per un attimo la loro conversazione, poi hanno ripreso a parlare come se la mia presenza con una fotocamera fosse usuale oppure come se, ed è quello che credo, fossero lieti se non lusingati che quel tratto della loro città finisse negli archivi fotografici di qualcuno. Non mi hanno interrotto o disturbato chiedendomi, più o meno minacciosamente, cosa stessi facendo, mi hanno semplicemente lasciato fare. Anche Peppe, la presona che ho conosciuto quel giorno dopo aver visitato brevemente il porticato, orrendamente restaurato, del chiostro di San Domenico. Mi ha parlato del dispiacere suo e della congrega di cui fa parte per l'incuria in cui è stata lasciata la chiesa di S. Domenico: pulita fuori, mutilata e distrutta dentro (rubati tutti gli altari!). Mi ha anche parlato, con la passione semplice di chi parla di un proprio figlio, della sua città, del palazzo del '500 in cui abita, del dirimpettaio Palazzo Azzolini, della Porta Carrese oggi tompagnata ed inglobata in un palazzo. E' un cittadino che conosce bene il luogo in cui abita. Si lamentava, però, del fatto che le amministrazioni succedutesi negli anni, avessero spostato i loro interessi mondani verso la via-centro, relegando quell'area antica a qualcosa che si accostava più al dormitorio o all'attraversamento anonimo.
E difatti la via-centro è molto più viva essendo aperti buona parte dei negozi anche di domenica. Non ci sono urla e schiamazzi per strada, piuttosto famiglie intere a passeggiare a piedi essendo la strada, insieme ad alcuni isolati intorno, area pedonale. Una via-centro molto lontana dall'essere tangente al nucleo più antico messo in disparte, che necessiterebbe di maggior cura, non urbanistica, ma culturale. C'è da dire che durante la settimana, essendo Piazza S. Domenico sede del Giudice di Pace, il passaggio veicolare la fa da padrona anche se dovrebbe essere il contrario per la delicatezza del palazzo due-trecentesco che lo ospita.
C'è gente che vuole vivere la propria città, che ne conosce i pregi e i difetti, che teme la sua morte, che non vuole venga oltraggiata. Ma i sentimenti semplici di chi vive in un luogo non fanno breccia nelle politiche di governo del territorio, troppo distante dal governo e troppo vicino, se non contiguo, al territorio (nel senso "animalesco" del termine).
venerdì 9 settembre 2011
A volte ritornano...
E' incredibile come, alle volte, le cose accadono come un deja vu, ma sono reali. Stamattina cercavo articoli, testi, link sul connubio Musica e Architettura. Ho trovato vari testi fra i quali un sito che ne da un'introduzione molto semplice, un testo in formato pdf (si apre un file pdf) e varie altre cose. Ho provveduto a salvare tutto sul mio pc in una cartella che si chiama "Libri", ponendo il materiale in una sottocartella dedicata che ho chiamato "Musica e Architettura". Dopo ho pensato di spostare questa cartella nella directory principale, non trattandosi più di libri che trattano di vari argomenti, ma di un unico tema contenente elementi multimediali diversi. Qui la sorpresa: una cartella "Musica e Architettura" c'era già e conteneva pressocché lo stesso materiale! Tempo fa, forse un paio d'anni fa (la data di creazione è 10 gennaio 2011, ma è riferita a quando ho spostato l'intero archivio sul nuovo hard disk), avevo fatto la stessa ricerca che mi aveva restituito gli stessi risultati di oggi, più o meno. Mai avrei mai pensato di ripetere, in maniera identica (e sistematica), le stesse cose a distanza di tempo. I primi sintomi della paranoia...
Chissà quando avrò il tempo di leggere tutto, compreso l'omonimo libro di Xenakis. Probabilmente mi dimenticherò di nuovo della ricerca di oggi, anche se questo post "promemoria" non verrà certamente seppellito sotto pagine e pagine di byte.
Chissà quando avrò il tempo di leggere tutto, compreso l'omonimo libro di Xenakis. Probabilmente mi dimenticherò di nuovo della ricerca di oggi, anche se questo post "promemoria" non verrà certamente seppellito sotto pagine e pagine di byte.
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