Sono ormai allo stadio finale, in quella noiosa parte della preparazione quando si fa il possibile per ingannare il pubblico con belle immagini di quello che dovrebbe essere e invece sembra. Domani (15/10/2012 N.d.R.) si stampa e si consegna martedi. L'ultima fatica sarà la realizzazione della presentazione a schermo che accompagnerà la discussione della tesi: sei lunghi anni di studio, cinque mesi di preparazione della tesi concentrati in otto minuti nei quali, mentre io parlerò, la platea non capirà niente e la commissione sarà più o meno distratta. Dovrò mostrare il processo iniziato dallo studio del luogo e del territorio circostante, passando per l'idea, le bozze, gli schizzi, i disegni, le correzioni, i particolari tecnologici, le sistemazioni esterne, fino alla relazione finale. Dovrò farlo cercando di rendere visibile a schermo il processo del pensiero progettuale attraverso lo scorrere di immagini, schemi e disegni.
L'ultima fatica è stata la realizzazione del modello 3D che ha evidenziato, come ovvio, errori di calcolo nelle dimensioni di alcuni ambienti e degli spazi, risolti, fortunatamente, in pochi passaggi. Quello che è mancato è stato il coraggio di dare una forma più coerente con gli allineamenti urbani esistenti e con la morfologia del terreno, ma se nel secondo caso, mancando un serio rilievo topografico, le approssimazioni e le semplificazioni sono state quasi legittime, nel primo caso si è trattato di una vera e propria mancanza. E dire che un allineamento stradale mi aveva portato a pensare ad una sorta di cannocchiale ottico verso l'antica e scomparsa Porta S. Florido, fatto che, nel progetto di tesi, è in parte ovviato dalle superfici vetrate del bar/ristoro e del baby-park che guardano direttamente alla città. È stata un'occasione mancata. Semmai si arriverà alla progettazione esecutiva, così come blandamente lascia intuire il manifesto del Consulto, quello del cannocchiale ottico aperto alla città, sarà sicuramente un argomento di progetto, sempre che questo venga affidato al sottoscritto medesimo.
Architettura e (anche) Fotografia vs. Fotografia e (anche) Architettura
domenica 14 ottobre 2012
mercoledì 26 settembre 2012
009) Correzione #2
Definite le forme. Un profilo allungato che va restringendosi dal lato sul fiume verso il terreno: rimesse per canoe e palestra con infermeria annessa. Vetrate sul fiume e sulla sponda opposta. Un secondo piano a livello stradale: sala ricevimenti, convegni, premiazioni, bar, ristorante o tutto insieme; area amministrativa e direttiva, biblioteca e aula didattica/proiezioni: il regno dell'associazione. Vetrate verso il fiume su un ballatoio protetto da brise-soleil. Nella piazza antistante oggi aiuola poco importante per l'economia urbana dell'area, un nuovo padiglione legato da sottili lingue di pavimento all'edificio principale: baby-park, ma anche asilo a supporto delle attività canoistiche e della città. Cotto, cemento, legno, vetro: i materiali principali del dialogo. Aree a verde per lo svago ed il pensiero e lo svago del pensiero e per il pensiero svagato. Il rumore dell'acqua come intima conversazione con la natura, modellata dall'uomo, ma che conserva la sua dignità di pluralità singolare.
Bisogna rappresentare il tutto con la cautela necessaria di un discorso senza parole, ma comprensibile in tutte le lingue.
Work in progress: una planimetria poco curata dell'insieme
Insegnamenti:
Bisogna rappresentare il tutto con la cautela necessaria di un discorso senza parole, ma comprensibile in tutte le lingue.
Work in progress: una planimetria poco curata dell'insieme
Insegnamenti:
- Estetica del paesaggio;
- Storia del giardino e del paesaggio;
- Rilievo urbano e ambientale;
- Progettazione ambientale;
- Storia della città e del territorio;
- Storia dell'Architettura contemporanea;
- Caratteri costruttivi dell'edilizia storica;
- Disegno dell'architettura;
- Tecnologia dell'Architettura;
- Progettazione architettonica e urbana;
- Laboratorio di Costruzione dell'Architettura.
mercoledì 5 settembre 2012
008) Correzione #1
In realtà sarebbe la seconda correzione, ma la prima la reputo semplicemente una discussione sui temi, una conferma ed uno start. Un "Via!" dai blocchi di partenza.
La forma è nata, ma la mia pudicizia ed il rispetto per le altrui sensibilità mi vietano di pubblicare immagini, almeno per il momento. Ho tentato di invadere il meno possibile lo spazio, cercando di seguire, assecondare e ridefinire le forme già esistenti, discernendo quelle naturali da quelle artificiali fino a quelle posticce, messe soltanto per definire un piano. All'interno dell'edificio sono previste le rimesse per le canoe, una palestra con sala voga, un'infermeria, uffici, spaccio o bar sociale, sala riunioni e, compatibilmente con gli spazi, una biblioteca. All'esterno gli scivoli per le canoe dalle rimesse all'acqua con relativo molo galleggiante, spalti ricavati dalla scarpata sul fiume, punti informativi, bike sharing, parcheggi "verdi". Nell'ottica della più ampia accessibilità e fruibilità, sono previsti fin da progetto rampe, percorsi loges e relativa segnaletica, sia tattile che acustica. Ci saranno anche le scale per chi non vorrà utilizzare le rampe.
Come dicevo già alcuni post fa (004 e 006), il mio intento di modificare il meno possibile i tracciati creati più o meno liberamente dai pedoni, dai podisti e dai ciclisti, ha trovato parziale accoglimento da parte del relatore. Parziale perché, in effetti, il disegno (e solo quello), dava l'idea di non progettato. Sarà necessaria una rettifica grafica, senza alterare il progetto di "non progettato". Devo necessariamente migliorare il disegno.
Il suggerimento del relatore è quello di "invadere" anche lo spazio, oggi destinato ad aiuola, mal progettata, quasi posticcia, attraverso un padiglione o una costola dell'edificio del centro canottaggio, così da avvicinarsi all'ingresso antico della città di Porta San Florido, in maniera anche da dare dignità ad uno spazio che appare oggi come un di più capitato lì in mezzo.
Dovrò lasciar perdere, una buona volta, la progettazione da geometra, cioè esclusivamente tecnica, badando più alla risoluzione immediata del problema piuttosto che a proporne una soluzione. A proposito di proporre, la parola chiave, presente anche nel bando del Consulto su Città di Castello, è stata "proposta": la tesi non deve essere risolutiva, ma propositiva. Proporre una soluzione, una delle tante, non quella definitiva, soprattutto nel mio caso nel quale i temi proposti hanno una corrispondenza con il reale e ne verrà valutata anche l'efficacia reale.
Insegnamenti:
La forma è nata, ma la mia pudicizia ed il rispetto per le altrui sensibilità mi vietano di pubblicare immagini, almeno per il momento. Ho tentato di invadere il meno possibile lo spazio, cercando di seguire, assecondare e ridefinire le forme già esistenti, discernendo quelle naturali da quelle artificiali fino a quelle posticce, messe soltanto per definire un piano. All'interno dell'edificio sono previste le rimesse per le canoe, una palestra con sala voga, un'infermeria, uffici, spaccio o bar sociale, sala riunioni e, compatibilmente con gli spazi, una biblioteca. All'esterno gli scivoli per le canoe dalle rimesse all'acqua con relativo molo galleggiante, spalti ricavati dalla scarpata sul fiume, punti informativi, bike sharing, parcheggi "verdi". Nell'ottica della più ampia accessibilità e fruibilità, sono previsti fin da progetto rampe, percorsi loges e relativa segnaletica, sia tattile che acustica. Ci saranno anche le scale per chi non vorrà utilizzare le rampe.
Come dicevo già alcuni post fa (004 e 006), il mio intento di modificare il meno possibile i tracciati creati più o meno liberamente dai pedoni, dai podisti e dai ciclisti, ha trovato parziale accoglimento da parte del relatore. Parziale perché, in effetti, il disegno (e solo quello), dava l'idea di non progettato. Sarà necessaria una rettifica grafica, senza alterare il progetto di "non progettato". Devo necessariamente migliorare il disegno.
Il suggerimento del relatore è quello di "invadere" anche lo spazio, oggi destinato ad aiuola, mal progettata, quasi posticcia, attraverso un padiglione o una costola dell'edificio del centro canottaggio, così da avvicinarsi all'ingresso antico della città di Porta San Florido, in maniera anche da dare dignità ad uno spazio che appare oggi come un di più capitato lì in mezzo.
Dovrò lasciar perdere, una buona volta, la progettazione da geometra, cioè esclusivamente tecnica, badando più alla risoluzione immediata del problema piuttosto che a proporne una soluzione. A proposito di proporre, la parola chiave, presente anche nel bando del Consulto su Città di Castello, è stata "proposta": la tesi non deve essere risolutiva, ma propositiva. Proporre una soluzione, una delle tante, non quella definitiva, soprattutto nel mio caso nel quale i temi proposti hanno una corrispondenza con il reale e ne verrà valutata anche l'efficacia reale.
Insegnamenti:
- Rilievo urbano e ambientale;
- Progettazione ambientale;
- Disegno dell'architettura;
- Composizione architettonica;
- Progettazione architettonica e urbana;
- Tecnica per il piano urbanistico;
- Storia della città e del territorio;
- Estetica del paesaggio;
- Storia del giardino e del paesaggio;
martedì 14 agosto 2012
Gli attrezzi del mestiere
C'è un proverbio napoletano che recita:
Il significato del proverbio, però, esclude categoricamente che la bravura di un lavoratore qualsiasi non dipenda da lui, ma dagli attrezzi che usa, dimenticando che gli attrezzi vengono scelti proprio dal lavoratore in base alle sue competenze, al suo estro, al suo carattere. In definitiva è il masto che sceglie le attrezzature, non le attrezzature che scelgono il masto.
Nel realizzare la mia tesi di laurea, ma anche per altri scopi, ho operato la scelta, alcuni anni fa, dell'Open Source. Quando ancora programmavo per il Web, la scelta cadde quasi obbligata sul WAMP (Windows, Apache, MySql, Php) che avevano e hanno il non piccolo vantaggio di essere completamente gratuiti oltre ad essere di altissimo livello professionale e qualitativo. Ho continuato con l'open source installando Open Office, una suite completa per l'office automation, valida alternativa a Microsoft Office (a pagamento). Dalle esperienze informatiche sono poi passato a quelle architettoniche e di design. Ho sempre cercato prodotti, se non open source, almeno gratuiti, ma mi sono spesso scontrato con licenze troppo restrittive (gratuito per scopi personali, non commerciali, non student edition, ecc.). Fortunatamente l'open source avanza e le licenze sono quasi sempre valide anche per fini commerciali ed oggi posso tranquillamente affermare che la redazione della mia tesi di laurea mi costerà solo in carta, perché i software che utilizzo non hanno anni di ammortamento finanziario. Una delle disposizioni delle licenze open source, che sono arrivate alla terza versione, prevede che sia citato il software utilizzato. Io lo faccio qui:
so' 'e fierri che fanno 'o mastovale a dire sono i ferri (attrezzi del mestiere) che fanno il capomastro. In realtà il termine "masto" in napoletano ha un significato più ampio, molto più vicino al termine "maestro": indica non solo il suddetto capomastro, ma anche una persona bravissima nel suo lavoro a prescindere se abbia o meno una squadra alle sue dipendenze. Esiste 'o masto dei gelati, 'o masto dint'a cucina, 'o masto da rapina.
Il significato del proverbio, però, esclude categoricamente che la bravura di un lavoratore qualsiasi non dipenda da lui, ma dagli attrezzi che usa, dimenticando che gli attrezzi vengono scelti proprio dal lavoratore in base alle sue competenze, al suo estro, al suo carattere. In definitiva è il masto che sceglie le attrezzature, non le attrezzature che scelgono il masto.
Nel realizzare la mia tesi di laurea, ma anche per altri scopi, ho operato la scelta, alcuni anni fa, dell'Open Source. Quando ancora programmavo per il Web, la scelta cadde quasi obbligata sul WAMP (Windows, Apache, MySql, Php) che avevano e hanno il non piccolo vantaggio di essere completamente gratuiti oltre ad essere di altissimo livello professionale e qualitativo. Ho continuato con l'open source installando Open Office, una suite completa per l'office automation, valida alternativa a Microsoft Office (a pagamento). Dalle esperienze informatiche sono poi passato a quelle architettoniche e di design. Ho sempre cercato prodotti, se non open source, almeno gratuiti, ma mi sono spesso scontrato con licenze troppo restrittive (gratuito per scopi personali, non commerciali, non student edition, ecc.). Fortunatamente l'open source avanza e le licenze sono quasi sempre valide anche per fini commerciali ed oggi posso tranquillamente affermare che la redazione della mia tesi di laurea mi costerà solo in carta, perché i software che utilizzo non hanno anni di ammortamento finanziario. Una delle disposizioni delle licenze open source, che sono arrivate alla terza versione, prevede che sia citato il software utilizzato. Io lo faccio qui:
- Disegno CAD: DraftSight (della stessa Dassault di CATIA);
- Grafica bitmap: GIMP;
- Grafica vettoriale: Inkscape;
- Modellazione 3D: Blender;
- Modellazione 3D: Sketchup;
- Rendering: PovRay;
- Videoscrittura, ecc.: OpenOffice;
- Impaginazione: Scribus.
sabato 28 luglio 2012
007) Parole su carta
Primi bozzetti, pessimi, tanti pensieri. La mia tesi, ma voglio dire, il mio progetto, ha un motto:
Insegnamenti:
(Sarebbe opportuno introdurre nei laboratori di composizione e non solo, l'idea che l'architettura non è destinata ad una sola classe di essere umano con un budget economico incommensurabile)
La potenza del Web sta nella sua universalità. L'accesso da parte di tutti indipendentemente dalle disabilità è un aspetto essenziale (WAI: Tim Berners-Lee)Il Web è una rete, globale, planetaria, come globale e planetario è la rete dell'essere umano. Non ci saranno barriere di nessun tipo nella mia idea di architettura perché pensata semplicemente per l'uomo e non per una classe di uomo. Il progetto prevede infatti parcheggi per auto accessibili a tutti, compresi i non vedenti con le loro auto a guida automatica (quando verranno). Rampe per tutti e scale per qualcuno e non il contrario. Gradonate accessibili e percorsi pedonali fino al bordo del fiume. Avvisi sonori e luminosi con informazioni non assegnate ai colori, percorsi loges per tutta l'area. Non basta però armarsi di buoni propositi e di idee su come tradurli in progetto: sarà esso stesso comprensivo di tutto. Ormai è giunto il momento di non pensare più a chi "è meno fortunato di noi", ponendoci quindi in una posizione privilegiata, ma è il momento di guardare intorno per abbracciare con lo sguardo tutto e non una parte, abituando l'occhio e non viziarlo con luoghi comuni derivanti esclusivamente dalla pietà e dall'inconscio ritenersi fortunati di essere "normali". La normalità è l'essere umano nella sua interezza, "indipendentemente dalle disabilità".
Insegnamenti:
(Sarebbe opportuno introdurre nei laboratori di composizione e non solo, l'idea che l'architettura non è destinata ad una sola classe di essere umano con un budget economico incommensurabile)
- Composizione architettonica e urbana;
- Progettazione ambientale;
domenica 15 luglio 2012
Anomalia casertana
Caserta è una città anomala. Ci si viene esclusivamente per visitare la Reggia e, qualche volta, Casertavecchia. Non ha palazzi nobiliari o patrizi se si eccettua palazzo Paternò in Via San Carlo, una delle strade più antiche di Caserta. Le altre residenze si trovano nelle frazioni pedemontane e montane, fisicamente staccate dalla Caserta Nuova (fa eccezione la sola Casolla) benché facciano ugualmente parte del comune. Gli unici itinerari turistici, però, riguardano la Reggia ed il turista che arriva a Caserta, ne riparte nel primo pomeriggio. Non ci sono altri motivi per cui debba restare anche perché le informazioni turistiche scarseggiano, i servizi pubblici sono poco conosciuti e ancor meno comodi. Va detto che anche molti casertani conoscono poco la loro città e la visitano soltanto per andare al bar fighetto a bere una bibita da 4 euro.
Nata in collina prima dell'anno 1000 ad opera di esuli clericali calatini (di Calatia), discesa in pianura, prima con il solo seminario, poi con la residenza vescovile, non lontano da un esistente villaggio dominato da una torre, da cui l'antico nome di Villaggio Torre, dove si svolgeva un mercato, quando le condizioni dell'antica strada di collegamento divenne troppo pericolosa, si sviluppò in piano aggregandosi con antichi casali e borghi di epoca altomedievale: Puczanello (Puccianiello), Briano, Fauzano (Falciano), Rafreda (Aldifreda), San Martino (via Feudo San Martino).
Caserta, benché abbia un istituto artistico, non ha laboratori d'arte né gallerie d'arte moderna veramente degne di essere chiamate tali, né un auditorium o un teatro che non sia quello di corte nella Reggia. Come può un turista scegliere di restare qui un giorno in più? Invitandolo a visitare la città con un altro occhio, quello del cittadino che conosce il suo territorio. Proporre, ad esempio, un itinerario alternativo da effettuare il giorno dopo alla visita al real palazzo o il giorno prima. Ma non esiste soltanto il turista. Esiste anche lo studioso, il musicista, l'artista, il poeta, lo scrittore ed è anche in questo senso che vanno indirizzati gli sforzi culturali e finanziari per rilanciare la città. Riempiendo di nuova vita i numerosi palazzi e spazi vuoti in città, recuperando all'uso pubblico l'immensa area dell'ex-MaCriCo, mediando fra area verde e residenze o uffici, realizzandovi anche un orto botanico, aree per pensare, per dipingere per fotografare, per scrivere, orti urbani, aree ricreative, aree studio. Il turista, con il significato più ampio del termine di colui che viaggia per piacere, si chiederà perché tanta gente e soprattutto giovani vengono a Caserta e vorrà vedere anche lui perché.
Nata in collina prima dell'anno 1000 ad opera di esuli clericali calatini (di Calatia), discesa in pianura, prima con il solo seminario, poi con la residenza vescovile, non lontano da un esistente villaggio dominato da una torre, da cui l'antico nome di Villaggio Torre, dove si svolgeva un mercato, quando le condizioni dell'antica strada di collegamento divenne troppo pericolosa, si sviluppò in piano aggregandosi con antichi casali e borghi di epoca altomedievale: Puczanello (Puccianiello), Briano, Fauzano (Falciano), Rafreda (Aldifreda), San Martino (via Feudo San Martino).
Caserta, benché abbia un istituto artistico, non ha laboratori d'arte né gallerie d'arte moderna veramente degne di essere chiamate tali, né un auditorium o un teatro che non sia quello di corte nella Reggia. Come può un turista scegliere di restare qui un giorno in più? Invitandolo a visitare la città con un altro occhio, quello del cittadino che conosce il suo territorio. Proporre, ad esempio, un itinerario alternativo da effettuare il giorno dopo alla visita al real palazzo o il giorno prima. Ma non esiste soltanto il turista. Esiste anche lo studioso, il musicista, l'artista, il poeta, lo scrittore ed è anche in questo senso che vanno indirizzati gli sforzi culturali e finanziari per rilanciare la città. Riempiendo di nuova vita i numerosi palazzi e spazi vuoti in città, recuperando all'uso pubblico l'immensa area dell'ex-MaCriCo, mediando fra area verde e residenze o uffici, realizzandovi anche un orto botanico, aree per pensare, per dipingere per fotografare, per scrivere, orti urbani, aree ricreative, aree studio. Il turista, con il significato più ampio del termine di colui che viaggia per piacere, si chiederà perché tanta gente e soprattutto giovani vengono a Caserta e vorrà vedere anche lui perché.
sabato 12 maggio 2012
006) I residui
Mi chiedo se non sia meglio lasciare gli spazi residui alla natura e di spostare tutte le operazioni di modificazione altrove. Il pensiero mi è venuto "gironzolando" per le strade di Città di Castello attraverso StreetView. Questa è un'area compresa nel progetto di tesi e, secondo il documento programmatico in discussione da parte dell'Amministrazione Comunale, dovrà contenere "parcheggi verdi", sperando che questa definizione ambigua sia dovuta alla non perfetta definizione del documento di governo del territorio. Per "parcheggio verde" si intende forse un'area di sosta che garantisca la permeabilità del terreno e le cui protezioni dai raggi solari siano costituite da alberi. In ogni caso, non riesco a pensare che quel verde sottile che la natura ha saputo disegnare contenendosi all'interno di confini forzati dall'uomo, un giorno possa essere calpestato da automobili. Non riesco neanche a pensare alla linea formata dal confine fra il verde e l'asfalto, al sottile profumo dell'erba, al rumore dell'acqua che è appena più in la, dopo quegli scheletri di alberi. Questo dona tranquillità rendendo piacevoli le passeggiate a piedi o in bicicletta, tranquillità che potrebbe essere compromessa dal passaggio di automobili da e per il parcheggio. Anche la fila di alberi a confine fra i due lotti, per forza di cose, verrebbe distrutto. Esiste la possibilità di aprire un varco senza alterare la forma lineare e senza creare vuoti nella barriera verde ed è cosa auspicabile.
Questo piccolo trapezio verde è una valida barriera trasparente fra l'abitato e il fiume, permettendo il passaggio non solo visuale, ma anche fisico. L'alterazione ne vanificherebbe il suo ruolo naturale.
Insegnamenti:
Questo piccolo trapezio verde è una valida barriera trasparente fra l'abitato e il fiume, permettendo il passaggio non solo visuale, ma anche fisico. L'alterazione ne vanificherebbe il suo ruolo naturale.
Insegnamenti:
- Rilievo urbano e ambientale;
- Progettazione ambientale;
- Disegno dell'architettura;
- Storia della città e del territorio;
- Estetica del paesaggio;
- Storia del giardino e del paesaggio;
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